ULTRAVOX “Systems of romance” (1978)

Giocando un po’ in sede di introduzione a “Systems of romance” potremmo utilizzare il concetto matematico di progressione geometrica (con ragione suscettibile di quantificazione ma comunque elevata). Messe da parte le ingenuità dell’esordio, gli Ultravox già con “Ha!Ha!Ha!” avevano aumentato lo spessore delle idee e del sound, e, specie nei tre titoli più significativi di

THE BEACH BOYS “The Beach Boys love you” (1977)

Durissimi gli anni ’70 per i Beach Boys, con pochissimo da ricordare (giusto i dischi fino ad “Holland”), imprigionati in una stasi creativa irreversibile, penosi per Brian Wilson costretto a letto e nelle mani di uno psichiatra. La foto all’interno della copertina di “The Beach Boys love you” dà un’ idea di

JIMMY BUFFETT “Volcano” (1979)

In un momento (*1) in cui fremiti ed estremismi caratterizzano un panorama fortemente dinamico e stimolante, la proposta di Jimmy Buffett potrebbe apparire come una provocazione. Ascoltare “Volcano” dopo un “Join Hands” o un “New picnic time” è grande impresa gastronomica, tuttavia se si mettono da parte un

YELLO “Solid pleasure” (1980)

Non so quanto possano essere aliene (per dirla con Fabio Nosotti) le menti dei componenti ufficiali degli Yello [Boris Blank (elettronica), Dieter Meier (voce), Carlos Peron (effetti e nastri) coadiuvati dai più umani Chico Ablas (chitarra), Felix Hang e Walt Kaiser (batteria)], trio svizzero all’ esordio su Ralph Records con “Solid Pleasure”, certo è però

DAVID BOWIE “Stage” (1978)

Classico e puntuale ecco arrivare, a suggello del periodo berlinese, il più scontato dei doppi live per David Bowie. Operazione dozzinale già dal titolo, “Stage” ha molto del greatest hits per aficionados nonostante la prevalenza di brani dell’ultimo periodo e la consistenza di una band che vede Carlos Alomar e Adrian Belew alle

CHOIR INVISIBLE “Choir invisible” (1981)

Presumibilmente di San Francisco, per via dell’incisione per la Frontier Records, e per la presenza nei credits di Diane Zincavage (parente di Frank dei Romeo Void?), i Choir Invisibile esordiscono con un disco “Choir Invisible” fortemente derivativo che molto deve a gruppi d’ oltremanica come Roxy Music e Magazine dai quali recuperano, oltre allo spleen

CAETANO VELOSO “Caetano Veloso” (1969)

Costretto, assieme a Gilberto Gil, dapprima al carcere, poi agli arresti domiciliari ed infine all’esilio forzato (Portogallo inizialmente, poi Londra fino al 1972), Caetano Veloso riesce prima di partire a registrare un nastro che costituirà il materiale del suo terzo album. Sarà Rogério Duprat a confezionare abilmente un disco meno pirotecnico del suo predecessore Tropicalista