Massive Attack – Live report @ Reggia di Venaria (Torino 06/07/2010)

DSCN1143.JPG 

 

L’ultimo concerto in Italia l‘hanno tenuto in autunno a Milano e a campeggiare sui giornali, più che i report sulla loro musica, più che i commenti sul ritorno di una delle band più stimolanti al mondo, erano stati i commenti a volte sorpresi a volte supponenti a proposito della scritta, apparsa sullo schermo del palco, sul povero Stefano Cucchi per cui si chiedeva giustizia. Ma cosa ne sanno i Massive Attack della cronaca nera italiana?

A parte le radici napoletane sbandierate ogni volta che c’è l’occasione da Robert “3D” Del Naja, la chiave di lettura sta nel fatto che loro non sono un gruppo qualunque e non solo perché hanno fatto letteralmente la storia della musica inventando un genere musicale (anche se la definizione trip hop non gli è mai piaciuta). Non lo sono perché l’attenzione verso il moderno mediata dalla sensibilità per gli artisti che curano i loro visual (come ad esempio il fotografo francese JR) e per tutto ciò che scorre in questa era contemporanea fa parte del loro bagaglio e della loro proposta musicale.

Politicizzato e colto, il concerto dei Massive attack è un evento, lo vedi dalle facce della gente e lo sai perché in 20 anni di carriera hanno fatto solo 5 pensatissimi album di studio e ci hanno messo 7 anni prima di dare in pasto al pubblico l’ultimo, Heligoland, uscito a Febbraio 2010.

A Torino e circondario erano venuti nel 2003 per l’Extra Festival in occasione di 100th window. In mezzo progetti solistici, raccolte e colonne sonore fra cui la canzone Herculean per il film Gomorra.

DSCN1142.JPGOggi a Venaria, con la sagoma della reggia che fa da elegante complemento, sul palco ci sono Robert Del Naja e Grant Marshall, 3D e Daddy G e un’armata di gente che rende bene quello che specie in origine era nato per essere un collettivo di musicisti. Basso, chitarre, due batterie e un manipolo di cantanti cari ai due fondatori del gruppo.

DSCN1137.JPGLe nuove canzoni si mischiano alle vecchie glorie e portano in primo piano ancora una volta la raffinatezza dei suoni e delle atmosfere che niente tolgono all’energia insita nei set dei Massive attack: da Psiche sussurrata dalla musa di Bristol Martina Topley Bird, bellissima nel suo essere totalmente sbriluccicante, a Angel che Horace Andy, storica ugola del reggae roots e collaboratore dei Massive fin dal primo disco Blue lines, canta come se quel “Love you love you love you” del simil ritornello fosse un’ossessione mentale.

Safe from harm e Deborah che intona Unfinished sympathy dimenandosi dentro un vestito troppo stretto per le sue forme generose, sono a dir poco emozionanti .

Sullo schermo passano i pettegolezzi, le false notizie, i consumi di acqua degli stati più poveri e di quelli ricchi, la crisi economica, i numeri diventati costante corrispettivo della vita delle persone, tutto tritato e sparato a mille perché ti colpisca nel momento in cui apparentemente dovresti essere meno propenso a pensare ai guai del mondo. Con Inertia creeps si perde ogni inibizione ed è impossibile per tutti stare fermi tanto è l’entusiasmo per il finale potentissimo e per la voglia di rimettere in moto il cervello.

Alla fine, l’ultimo regalo, si termina con il reggae di Karmacoma e buonanotte a tutti.

Ma chi ha voglia di dormire?

 

 

 

 

Claudia Pinna (luglio 2010)

 

 

Lascia un commento