14 luglio 2010, la grinta di Nina Zilli carica platea e spalti, che pian piano si riempiono, accompagnando gli avventori verso il tramonto con un’esibizione ben riuscita Leggi tutto »
Scritto il 4 Settembre 2010 | Greta
Tempo d’estate e non so voi ma per me significa periodo di ascolti musicali possibilmente allegri e spensierati.
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Scritto il 2 Settembre 2010 | Mario
Inizio facendo una piccola premessa…..
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Scritto il 17 Agosto 2010 | Riccardo
È uscito nel corso del 2010 per la pus(H)in Records, divisione della varesina Splasc(H) Records rivolta alla produzione di musica non del tutto e propriamente jazz, “On the streets of Lonelyville”, nuovo lavoro del critico musicale, pianista sassofonista e cantante viareggino Luciano Federighi.
Questo album, ispirato a stilemi di blues, gospel, country e jazz e carico di riferimenti ai grandi di questi generi, vede un gruppo affiatato di musicisti, per la maggior parte toscani con l’eccezione di due torinesi e di un americano di Philadelphia, affiancare Federighi nell’esecuzione dei brani che compongono la ricca e variegata tracklist di questo album.
A conferma di ciò l’ascoltatore noterà come nelle quattordici tracce di questo cd, tutte scritte e interpretate da Federighi stesso, alla voce suadente e al contempo pungente del blues man versiliese e alle incursioni chitarristiche e alle nette linee di basso di Tiziano Montaresi, presso il cui studio è stato registrato il disco, fa da contraltare un suono limpido e lineare dettato da una sezione ritmica nitida e vivace composta, oltre che dal basso, dalla batteria di Thomas Berti e dal pianoforte di Andrea Garibladi.
Concorrono invece a dare all’album un suono più squisitamente blues il sassofono di Diego Borotti, l’organo hammond di Alberto Marsico e l’armonica di Henry Schiowitz, cittadino statunitense che ha lavorato per molto tempo a Pietrasanta come scultore, la cui voce affianca quella di Federighi nel brano “There goes another beer” che va messo in evidenza anche per l’intervento di Fabio Ragghianti, qui in vena di virtuosismi con un dobro, strumento reso famoso da personalità del rock come il chitarrista dei Dire Straits, Mark Knopfler, che lo usa in diversi famosissimi pezzi come ad esempio “Romeo and Juliet”.
La formazione che ha registrato questo disco, composta da giovani musicisti e vecchi leoni, presenti nel panorama musicale italiano da più di trent’anni, ha fatto proprie le diverse radici dalla quale si è sviluppata la pianta dell’American Music proponendo all’ascoltatore quattordici tracce molto orecchiabili e coinvolgenti.
Alla luce di quanto scritto non possiamo quindi che consigliare ad ogni appassionato di musica americana di ascoltare questo disco che, per duttilità e freschezza, costituisce un lavoro di assoluta originalità nel panorama musicale di casa nostra
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Elio Marracci (agosto 2010)
Tracklist:
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Too much of a good thing
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From 12:30 to forever
- Unlock the door to Baltimore
- By the banks of the beautiful white river
- …But I’m hard to crack
- Southern to the bone
- She feeds me breakfast
- Sometimes
- Is that right? Are you kidding?
- I roam the world in my dreams
- Cheat & regret medley
- There are nights
- There goes another beer
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When shadows sing the blues
Scritto il 16 Agosto 2010 | Elio
“Fortuna a New York City” avrebbe potuto essere un bel titolo con tanto di strillone sui carpets per questa seconda prova dei Blondie dell’avvenente Deborah Harry ritrovatasi stella di prima grandezza grazie al battage pubblicitario e alla bonarietà (o faciloneria) della critica che, piazzando la band nel calderone “New Wave” ha facilitato loro la vita di molto.
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Scritto il 27 Luglio 2010 | Anto
Villa Adriana a Tivoli è il set perfetto per un concerto come questo il cui sold out era inevitabile.
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Scritto il 26 Luglio 2010 | Riccardo